Dall’album dei ricordi: settimana dolomitica 2005

26 Giugno – 2 Luglio, Settimana Dolomitica a Moena

Dopo aver partecipato alla Oderzo-Falcade-Oderzo ed aver percorso circa 270 km, con le gambe ben calde e quasi già stanche, abbiamo ripercorso l’itinerario di sabato superando anche il passo di San Pellegrino per giungere a Moena, il punto base della Settimana Dolomitica.Con sorpresa, scopriamo che ad attenderci c’è anche l’amico Fariselli che è arrivato autonomamente, mentre sappiamo che anche Emilio Lozza e Gloria, col loro camper, sono giunti qui a Moena.Abbiamo fissato l’alloggio all’ Hotel Belvedere, lungo la statale della Val di Fassa. All’arrivo l’aperitivo di benvenuto e l’ottima cena ci hanno fatto pregustare una vacanza indimenticabile!

Promotori: Gigi Re, Dario Re, Fulvio Oltolina.

Hanno partecipato:

Allodi Claudio Marnini Gianni Ardito Antonio Mezzanzanica Doriano Bartalini Mario  Oltolina Fulvio
Belloni Paolo  Papasodaro Rocco Castoldi Augusto  Re Dario Colombo Giovanni Re Gigi Colombo Marino  Rusca Angelo Colombo P.Giorgio  Valneri Eros, autista Favaretto Fortunato   Visentin Lorenzo Fina Giuseppe   Zanin Ernesto

lunedì,27 Giugno prima tappa, Valles, San Pellegrino

La partenza era prevista per le 8.00 ma, l’entusiasmo era tale che alle 7.30 eravamo già quasi tutti pronti. Anche i due nostri amici sono presenti, pronti a condividere con noi le emozioni delle pedalate sulle Dolomiti. La partenza è in discesa verso Predazzo per imboccare la strada per il Passo Rolle e poi quella che, passando accanto al Parco di Paneveggio, sale ai 2033 m del Passo Valles.La salita è abbastanza pedalabile, il sole ci scioglie in sudore, ma lo spettacolo è meraviglioso e la fatica passa in secondo piano. A 4 km dalla vetta del Valles, in una baita lungo la strada, spartana ma accogliente, ci fermiamo a prendere fiato, una bella fetta di strüdel e un caffè. Ancora un balzo e siamo in vetta, la prima difficoltà è superata ora, ci aspetta una lunga discesa fino al bivio per Falcade e il Passo San Pellegrino. Poi, di colpo, da discesa diventa salita impegnativa senza avere la possibilità di riscaldarsi preventivamente se non pedalando prima in discesa.Qualcuno, alla vista delle rampe, getta immediatamente la spugna e sale sul pullmino, non è atto dicui vergognarsi ma, un fatto responsabile consapevoli dei propri limiti.Oggi tutti abbiamo la possibilità di saggiare direttamente, di persona, se quanto era stato detto in precedenza, in merito alla durezza o meno della salita, era corrispondente al vero oppure no!Piano piano arriviamo in vetta, e quando tutti lassù, facciamo fare una pausa anzi, una bella pausa, visto che l’operazione di mettersi in posa è stata alquanto laboriosa, ad uno degli operai che lavorano accanto alla chiesetta, per farci la foto che testimonierà il fatto.

Da qui a Moena è tutta discesa, con ampie curve e lunghi tratti in cui si può lasciare correre la bici, tranne gli ultimi 300 metri che riportano all’hotel.Solo un poco stanchi ma complessivamente soddisfatti, si chiude così la prima giornata.

Martedì 28 Giugno seconda tappa Marmolada

La tappa di oggi, di 95 km, con la scalata al Passo della Fedaia, si prevede piuttosto impegnativa, abbiamo ancora un po’ di stanchezza d’ieri quindi, scesi in Moena, svoltiamo per il Passo San Pellegrino e saliamo tranquillamente, senza forzare, i 13 km che conducono al passo.Una brevissima sosta, indossiamo il giubbino antivento e giù subito verso Falcade, al bivio, stavolta, anziché a sinistra, svoltiamo a destra e in attimo siamo a rivedere la piazza dove siamo arrivati sabato scorso dopo la tappa Oderzo-Falcade.Ancora qualche km di discesa e giungiamo a Cencenighe, da qui ha inizio la salita che, lieve ma costante, ci porterà ad Alleghe e poi a Caprile. Da qui la strada sale con maggior decisione e, in 10 km, ci porta a Malga Ciapela passando alta sopra i Serrai di Sottoguda. Gli ultimi 7 km sono quelli ben più impegnativi, appena superata la Malga Ciapela ci si trova un interminabile rettilineo con pendenze da 10% ed oltre e qualcuno rinuncia all’impresa e sale sul pullmino. Si prosegue col medesimo ritmofino ai primi tornanti poi, mentre in alcuni tratti si arriva al 15% il panorama sulla valle sottostante è sempre maestoso, su’ si vede il massiccio della Marmolada col suo ghiacciaio piuttosto ridotto rispetto ad una trentina di anni fa.Siamo verso mezzogiorno,uno dopo l’altro, sotto un sole che ci scioglie come un gelato, con qualche attimo di pausaper fare delle foto, in realtà solo un pretesto per prendere fiato, arriviamo in vista del lago artificiale. Eros ci attende col pullmino, qualche minuto ancora, il tempo che tutti arrivino in vetta, e click una bella foto di gruppo. Anche questa è fatta! Ora cerchiamo un angolo per fare pic-nic, troviamo una fontanella, anzi, un normalissimo rubinetto proprio all’altezza della diga per fare provvista di acqua poi, scendiamo lentamente, il pullmino ci precede e individua uno spiazzo con tanto di tavolo e panche, proprio quello che fa’ al caso nostro! Oggi il menu di Eros, prevede due tipi di formaggio della Val di Fassa, uno dolce delicato ed uno di gusto più deciso, e vino di Giuseppe Fina proveniente da, non sappiamo dove. Sdraiati sul prato, un po’ al sole ed un po’ all’ombra, a gustarci i panini il tempo scorre veloce, si sono fatte le 15,30 ma, non ci sono certo preoccupazioni, Moena è giù a poco più di 20 km, tutti di discesa.

mercoledì,29 Giugno terza tappa, Tre Cime di Lavaredo

Oggi affronteremo una delle più dure salite delle Dolomiti, quella che porta alle Tre Cime di Lavaredo. Dobbiamo trasferirci col pullmino e 3 auto, anzi 4, c’è anche l’amico Fariselli, fino al Passo Falzarego, qui lasciamo le auto e, in bici, scendiamo dal passo, ammirando durante la discesa la ampia conca di Cortina D’ampezzo poi, tolti i giubbini, saliamo al Passo Tre Croci e poi costeggiamo il Lago di Misurina. Il tempo sta cambiando, ci sono nubi scure e minacciose che incombono su di noi ma, piove solo a tratti, leggermente.Svoltiamo a destra diretti verso la vetta, non tutti sono decisi a salire fino alla cima alcuni salgono un poco o si fermano alla sbarra. Gli altri, la maggior parte, salgono fino alla fine, il tempo tiene, alcuni tratti sono veramente duri, sempre attorno al14-15%, è così fresca l’aria che quasi non si suda o almeno non cola il sudore negli occhi. Fino alla fine le Tre Cime appaiono e scompaiono dietro le nubi, guardando dietro la strada che si lascia sotto vengono i brividi, ha una pendenza davvero notevole!

Superato il piazzale antistante il Rifugio Auronzo, si sale un tratto con pendenza del 18% e si giunge alla fine dell’asfalto, più oltre non è possibile andare, le Cime non si vedono più e dopo pochissimi minuti una fitta e fredda nebbia ci avvolge, non ci resta che scendere, il panorama lo vedremo la prossima volta!Gli altri ci stanno aspettando alla sbarra, li raggiungiamo e ripartiamo alla volta di Carbonin, un tratto di circa 11 km tutto di discesa. Quando siamo quasi giunti a valle comincia a piovere sempre più forte, poco prima del bivio per Carbonin scorgiamo una casa disabitata, ci rifugiamo sotto il grande tetto sporgente. Arriva anche il pullmino, piove sempre più forte, è impensabile proseguire, ne approfittiamo per fare la sosta per il pranzo.Trovato un angolo riparato dal vento, rimossi alcuni vecchi tavoli, prepariamo i panini che consumiamo un po’ infreddoliti. Apriamo qualche bottiglia di vino che ci aiuterà a riscaldarci un po’, all’ultima la bottiglia si rompe e ferisce leggermente Eros che la stava aprendo. Immediatamente interviene il 118, il nostro Antonio Ardito, infermiere alla rianimazione dell’Ospedale di Rho, che medica la ferita, fortunatamente lieve. Temevamo peggio! Intanto piove sempre più forte e perfino grandina ma, non per molto. Dopo almeno un’ora di sosta, il cielo si apre un poco e decidiamo di proseguire. Fino a Cortina d’Ampezzo, il tempo regge poi, mentre stiamo salendo verso il Passo Falzarego, ancor prima dell’abitato di Pocol ricomincia a piovere sempre più forte. Ci ripariamo sotto una ampia tettoia in attesa di una pausa, invece, Lorenzo, Doriano e Claudio proseguono sotto la pioggia. Chiamiamo il pullmino che nel frattempo è andato avanti, perché venga a riprenderci. Lascia giù in un bar gli 8 che erano già saliti a bordo e torna a prenderci per almeno riunirci. Con tutte le bici sopra, saliamo al passo, tra noi ci sono i 2 autisti, Dario e Giuseppe che scenderanno poi a caricare gli altri rimasti giù. Salendo incontriamo prima Claudio e poco dopo, quasi in vetta, Lorenzo e Doriano. Mentre le auto scendono a raccogliere gli altri noi, col pullmino, più lento, ci avviamo per il ritorno ma, giunti circa 4 km sotto, ci giunge una telefonata per dirci che Giuseppe Fina, nella fretta di scendere è finito fuori strada. Non si è ferito ma la macchina non è in grado di risalire sulla strada. Facciamo inversione di marcia e, poco dopo, al pullmino si ferma il motore. Siamo in salita, Eros tenta di riavviarlo ma, niente da fare, nell’abitacolo si sente odore di gasolio, scendiamo, apriamo il cofano motore per cercare di trovare la causa. Dopo qualche osservazione scorgiamo il filtro del gasolio che si è svitato ed è completamente staccato. Gigi lo riavvita, si assicura che sia ben stretto, Eros riavvia e, il motore riparte con grande soddisfazione, il timore di dover ritornare chissà come, è fortunatamente svanito.Dall’altro fronte, Dario e Claudio ci informano che hanno raggiunto Giuseppe, che effettivamente non si è fatto nemmeno un graffio, che la macchina ha subito qualche danno alla carrozzeria e che un carro attrezzi è già stato chiamato per il recupero. Lasciano le chiavi dell’auto agli addetti del carro attrezzi, scendono a recuperare gli altri al bar più sotto e ritornano alla base, nel frattempo noi col pullmino siamo da poco arrivati all’albergo, a Moena.Oggi è stata una giornata davvero piena, è successo proprio di tutto, ma siamo tutti salvi

Giovedì 30 Giugno quarta tappa Sella Ronda

Oggi ci aspetta un giro davvero classico, non è possibile venire sulle Dolomiti e non fare questo giro, non

gustare le fantastiche montagne che circondano il Gruppo del Sella, le salite, mai troppo impegnative, e le discese con sfondi da paradiso.Il primo tratto, da Moena a Canazei, è un pò monotono e trafficato, poi, però, inizia la scalata al Passo Sella. Poco dopo il bivio per il Passo Pordoi, il panorama cambia volto, le pareti si ergono maestose sopra di noi, pedaliamo dando uno sguardo in basso, alla strada, ed uno in alto al cielo e alle montagne. Ci sono molti ciclisti che salgono alcuni vengono anche da parecchio lontano, dall’Olanda, una terra piatta che di più non si può ma, nonostante questo, pedalano ad un buon ritmo. Al passo ci sono più ciclisti che pedoni ed auto, sembra quasi un raduno spontaneo. In mezzo a tanta gente ho la graditissima sorpresa di incontrare due amici, compagni alla Paris-Brest-Paris, Alessandra e Cesare, da Lugo di Romagna che, da Corvara, stanno percorrendo il giro in direzione opposta. Hanno riconosciuto la divisa Amspo ed

hanno chiesto di me; il mondo è davvero piccolo! Giuseppe Fina ha approfittato della occasione e con Eros si è recato ad Arabba, presso l’autofficina dove avrebbero ricoverato la sua auto poi, visto che non l’avevano ancora recuperata, scalando il Campolongo ci è venuto incontro e lo incrociamo nei pressi del bivio per Val Gardena.Da questo punto la comitiva si è, di nuovo, riunita, insieme saliamo al Passo Gardena, attraversiamo Corvara e saliamo un pezzo del Campolongo fino ad uno spiazzo per pic-nic. Sono quasi le 14 e la fame si fà sentire, una bella sosta è proprio quello che ci vuole, con la vista sulla sottostante Corvara.Siamo vicini alla strada e notiamo un grande andirivieni di ciclisti, molti si stanno allenando perchè qui, domenica prossima, si svolgerà la Maratone delle Dolomiti, ci saranno 4000 partecipanti! Ripartiamo anche noi, tranquillamente, saliamo verso il passo, in un tratto con dei lavori in corso, alla bici di Claudio si rompe il forcellino del cambio che si incastra nella ruota bloccandola.Fortunatamente, non è successo in discesa!Molto a malincuore carica la bici sul pullmino e, per lui, purtroppo, la settimana finisce qui. Giuseppe ripassa all’autofficina, la vettura non ha subito danni alla meccanica, la ritira e si avvia alla base mentre tutti noi saliamo gli interminabili tornanti del Passo Pordoi. Una sosta qui ed una foto davanti al monumento a Fausto Coppi sono d’obbligo prima di iniziare la bella discesa verso Canazei.A Pozza di Fassa il gruppo si divide, uno scende lungo la statale ed un altro scende lungo la bella e tranquilla pista ciclabile che costeggia l’Avisio, fin quasi a Moena.

venerdì.1 Luglio quinta tappa

La meta della tappa avrebbe dovuto essere il Lago di Carezza e il Passo Lavazè ma, la giornata è pessima, piove ininterrottamente dalla sera precedente quindi, oggi si riposa.Non sappiamo cosa fare, è il momento di dare uno sguardo più attento al nostro albergo, fino ad ora ci siamo rimasti ben poco, a parte il tempo per gustarci le ottime cene e le abbondanti colazioni, l’argomento della serata era quasi sempre la meta del giorno dopo.Ognuno si muove qua e là, si siede, parlotta con qualcuno, si rialza, dà uno sguardo fuori alla pioggia che continua a cadere, al cielo sempre plumbeo, al verde della vallata antistante, si risiede, cerca con lo sguardo qualcuno con cui scambiare qualche parola. Sembriamo in gabbia, della anime in pena in cerca di qualcosa che, oggi, purtroppo, non è possibile fare.Cogliamo l’occasione per fare delle foto ricordo all’interno dell’albergo, al bel locale tutto in legno di pino che ancora profuma di resina, alle teste dei cervi che semgrano osservarci, a quell’angolo particolare con le poltrone adorne di centri ricamati, un pò mistico con quella madonnina nell’angolo.Sono quasi le 11, dobbiamo decidere se pranzare qui, in albergo, oppure cogliere l’occasione per fare qualcosa di diverso, ma non sappiamo nè cosa nè dove. Sfacciatamente chiediamo alla gentile e simpatica signora proprietaria dell’albergo se conosce una baita caratteristica o un rifugio raggiungiungibile in auto. Noi avevamo pensato alla baita lungo la strada che sale al passo Walles ma, non sappiamo nè se è aperta nè tanto meno come si chiama, lei, invece ci indica una baita poco lontano, sopra a Moena, sull’altro versante della valle, raggiungibile in pochi minuti per mezzo di una stradina stretta e sterrata comunque percorribile.Partiamo all’istante seguendo le indicazioni ricevute, attraversiamo l’abitato di Moena e saliamo lungo una stardina asfaltata sì ma, ripidissima, raggiungiamo la Malga Panna, la superiamo, la stradina che doveva essere sterrarta appare, invece, asfaltata di ricente. E’ così stretta e ripida che ci chiediamo come avremmo potuto salirci se fosse stata davvero sterrata! Il pullmino arranca sfiorando la montagna e con le ruote a valle sul bordo dell’asfalto. Dopo circa 2 km si arriva ad un’alpe con una chiesetta e dietro la Malga Peniola, che ha un aspetto poco entusiasmante. Entriamo, l’ambiente è piccolo ma caldo e accogliente, una simpatica ragazza ci fa accomodare in uno spazio davvero angusto, una volta entrati non riusciamo più a muoverci. Ci gurdiamo in faccia l’un l’laltro, come per domandarci dove mai siamo capitati.Torna la ragazza, con un’altra, a raccogliere le ordinazioni e siamo favorevolmente stupiti: c’è speck ed altri salumi, formaggi, sottaceti, salsicce in sughetto con polenta, tutto questo solo come antipasto. Il vino non manca ed è anche buono, poi, tagliatelle con funghi porcini, capriolo con funghi, coniglio, stufato d’asino ed altro ancora. Alla fine, gelato o yogurt con frutti di bosco e torte varie. Ci siamo abbuffati come non mai, ci aspettiamo un conto salato, invece, a sorpresa, solo 20 Euro a testa! Di nuovo ci guardiamo l’un l’altro stupiti, proprio non ce lo aspettavamo!Usciamo a prendere un pò d’aria e a vedere la chiesetta, il titolare della malga esce anch’egli, parla volentieri con noi, poi, rientra un attimo e ritorna con dei bicchieri e un bottiglione di delicata grappa ai mirtilli, che volentieri ci offre, come ultima gradita sorpresa!Ha smesso di piovere quindi, anzichè scendere in auto o in pullmino, Gigi, Mario, ed io, scegliamo di scendere a piedi, Moena appare là sotto, poco lontano. In un’ora circa arriviamo all’albergo, il sole nel frattempo è tornato a splendere anche se l’aria è ancora freschina.Gli altri, scesi coi mezzi, sono partiti per andare a vedere il Lago di Carezza, mentre Lorenzo non ha resistito ed è uscito in bicicletta per la stessa meta. Non resisto, il tempo è troppo invitante, mi cambio, salto in bici e parto anch’io. Salgo al Passo di Costalunga e scendo verso il Lago di Carezza, poco prima incontro Lorenzo che risale, incontro gli altri che nel frattempo hanno già visto e fotografato il lago, faccio altrettanto, un saluto a tutti e risalgo, l’aria, anche al sole, è piuttosto fresca.Anzichè girare e destra per il Passo di Costalunga, giro a sinistra verso il Passo Nigra, poco dopo squilla il telefono, è Lorenzo che ha immaginato che anch’io potevo aver avuto la stessa idea, mi aspetta più avanti proseguendo lentamente. Ci ritroviamo al passo, ci godiamo il panorama e insieme torniamo all’albergo.Anche oggi il nostro giretto, corto ma, lo abbiamo fatto! Possiamo perciò dire di avere chiuso in bellezza!

sabato. 2 Luglio

Avremmo voluto restare ancora un’ altra settimana ma, la famiglia a e il lavoro reclamavano la nostra presenza, perciò, seppure a malincuore, abbiamo dovuto metterci in viaggio.

Abbiamo promesso che ci torneremo, non sappiamo quando ma, prima o poi lo faremo, ne siamo certi.

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